Piazza Prampolini e il Crostolo a Reggio Emilia

Piazza Prampolini e il Crostolo a Reggio Emilia:

Piazza Prampolini e il Crostolo a Reggio Emilia.
Piazza Prampolini è uno di quei luoghi che non si attraversano soltanto: ci si finisce dentro, quasi senza accorgersene, seguendo il ritmo naturale del centro storico di Reggio Emilia. La fotografia che ho scattato nasce da una sosta, da un momento in cui lo sguardo si è fermato sulla statua del Crostolo, lì davanti al palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia Pietro Manodori. Una presenza discreta ma centrale, come spesso accade alle cose davvero radicate nella vita di una città.
La piazza ha un equilibrio tutto suo. Non è scenografica in modo evidente, non cerca effetti immediati, ma restituisce una sensazione di ordine, di misura. Il Duomo, il Municipio, gli edifici che la circondano sembrano dialogare tra loro senza alzare la voce. In questo contesto, il Crostolo appare quasi come un segno di familiarità, un dettaglio che racconta Reggio Emilia più di tante parole.
La statua, con la figura che versa l’acqua, richiama il torrente Crostolo, corso d’acqua che ha segnato la storia della città, anche quando oggi non è più visibile nel tessuto urbano. Fotografarla davanti al palazzo della Fondazione Manodori mi ha dato la sensazione di un incontro simbolico tra passato e presente: da una parte l’acqua, la natura, la memoria; dall’altra un’istituzione che rappresenta il sostegno culturale e sociale della Reggio di oggi.
La luce in piazza cambia rapidamente. Quando ho scattato, il sole disegnava ombre nette sul selciato e rendeva il bronzo della statua più vivo, quasi mobile. Ho cercato di includere il palazzo sullo sfondo senza renderlo protagonista, lasciandolo come una presenza solida, silenziosa, che osserva. La fotografia, per me, è diventata un modo per raccontare questo equilibrio: nessun elemento prevale davvero, tutto contribuisce a definire l’identità del luogo.
Il Crostolo, trasformato in figura simbolica, non è solo un riferimento geografico. È un richiamo alla relazione profonda tra la città e il suo territorio, a ciò che scorre sotto la superficie, anche quando non lo vediamo più. In piazza Prampolini questa relazione diventa visibile, concreta, quasi domestica. Sedersi lì, anche solo per pochi minuti, dà l’impressione di essere nel cuore autentico di Reggio Emilia, dove la vita quotidiana e la storia si sovrappongono senza attriti.

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