Le statue che grondano acqua a Barcellona

Le statue che grondano acqua a Barcellona

Le statue che grondano acqua a Barcellona.
Le fotografie di queste statue nascono guardando in alto, seguendo una linea di pietra che corre lungo il palazzo del vescovo di Barcellona. Ne ho scattate diverse, quasi come se stessi inseguendo una presenza discreta ma insistente. A prima vista sembrano semplici elementi decorativi, figure scolpite che sporgono dalla facciata. Solo osservandole meglio, e poi rivedendo le immagini, emerge la loro vera funzione: erano lì per far scorrere l’acqua piovana, per allontanarla dai muri, trasformando un’esigenza pratica in qualcosa di sorprendentemente espressivo.
Nelle foto le statue hanno volti consumati, tratti accentuati, posture che sembrano a metà tra il grottesco e il fantastico. Alcune appaiono quasi ironiche, altre più severe. L’acqua, un tempo, usciva proprio da lì, dalla bocca o dal corpo, rendendole vive nei giorni di pioggia. Immaginarle mentre “grondano” acqua cambia completamente il modo di guardarle: non sono più ferme, ma parte di un movimento continuo, legato al tempo e alle stagioni.
Scattando, mi sono accorto che ogni statua racconta qualcosa di diverso. Anche se fanno parte dello stesso edificio, non sono mai davvero uguali. C’è una libertà sorprendente nel modo in cui sono state scolpite, come se chi le ha create si fosse concesso un margine di gioco, di invenzione. Nelle immagini questo emerge chiaramente: lo sguardo passa da una figura all’altra, cercando dettagli, espressioni, segni lasciati dall’acqua e dagli anni.
Questi elementi architettonici, spesso chiamati doccioni o gargolle, avevano una funzione essenziale: proteggere il palazzo convogliando l’acqua lontano dalle pareti. Ma a Barcellona, e in particolare in edifici legati al potere religioso, diventano anche un racconto simbolico. Figure mostruose o ambigue che vegliano dall’alto, a metà tra protezione e ammonimento, perfettamente integrate nell’architettura gotica della città.
Riguardando le foto, mi colpisce il dialogo silenzioso tra pietra e acqua, anche se l’acqua oggi non si vede più scorrere. Le statue restano lì, sospese, testimoni di una funzione che era quotidiana e concreta. Fotografarle è stato un modo per restituire attenzione a un dettaglio che spesso sfugge, ma che contribuisce in modo decisivo all’identità di un luogo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Le guglie della Sagrada Familia di Barcellona

Il Chiostro di San Domenico a Bevagna

Paccheri con aragosta, pomodorini e zucchine, la ricetta